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Sul sito britannico Autocar si afferma che gli automobilisti peggiori d’Europa sono senza dubbio i belgi. In particolare, si dice che siano molto distratti e spesso impegnati a telefonare, fumare o discutere con altri passeggeri. Seppure nemmeno gli italiani godano di miglior fama, questa opinione viene condivisa anche da molti miei connazionali che vivono (e guidano) qui. Ma se gli italiani non hanno scuse per guidare male o non rispettare le regole, va detto che i belgi in materia di guida sono ancora un popolo di ‘principianti’. Mentre negli altri paesi europei gli esami per la patente sono stati resi obbligatori all’inizio del secolo scorso, il Belgio è stato l’ultimo paese a decidere di imparare a guidare: fino al 1977 si poteva ottenere la patente senza superare alcun test. In Belgio, inoltre, non è in vigore nessun sistema di punti e la patente non ha scadenza. Un vero vantaggio per chi, come me, ha potuto scambiare la propria patente italiana con una patente belga.

Prendo la metropolitana per andare a fare shopping e sento che alla radio, trasmessa non-stop in tutte le stazioni, stanno passando la canzone di Eros Ramazzotti Più bella cosa. Poi è la volta del remix di Raffaella Carrà by Bob Sinclair A far l’amore comincia tu. La musica italiana in Belgio è molto apprezzata e lo confermano anche i concerti regolarmente sold-out di artisti come Vasco Rossi e Laura Pausini. Ma a garantire la diffusione di canzoni straniere sul territorio è anche una ragione politica: si dice che l’azienda dei trasporti pubblici della capitale (STIB) abbia vietato la trasmissione di canzoni in francese per non sollevare proteste da parte della comunità fiamminga, che parla olandese e che è in perenne contrasto con quella vallona, francofona. Le canzoni in francese sarebbero infatti in netta maggioranza e questo non rispetterebbe la regola del bilinguismo. Il 70% delle canzoni alla radio di bus, tram e metro sono in inglese, il 15% in spagnolo e il 15% in italiano. La par condicio cambia musica…

‘Tutte così le italiane che passano da me. Belle e chiacchierone’. È il commento che mi sono sentita fare da un calzolaio italiano a Bruxelles, dopo una ramanzina su quanto fossero ridotti male i tacchi delle mie scarpe. Quarant’anni fa si è trasferito in Belgio dalla provincia di Avellino e da allora non si è più spostato. Ha un negozietto microscopico e annerito per il quale paga 1.000 € al mese di affitto, ma i suoi prezzi sono estremamente competitivi e il servizio è senza pari. Me l’ha indicato un’amica tedesca  appassionata di scarpe. Sessantenne tarchiato dai modi schietti, si irrigidisce quando gli dico che sono di Modena. Crede che a quelli delle mie parti non piacciano i ‘terroni’ come lui. Gli rispondo che ha torto, pur domandandomi se possa esserci del vero e quanto le cose in Italia siano cambiate negli ultimi decenni. Quando gli dico che ho cari amici anche nella sua regione, gli si illumina il volto. Sconto assicurato.

Il mio ragazzo mi ha invitata a visitare la sua terra natía, l’Ungheria, così sono partita con lui. Mi sono subito innamorata della bellissima Budapest, coi suoi ponti sul Danubio e i palazzi eleganti, fra cui il famoso Parlamento, che Freddy Mercury voleva acquistare come residenza privata. Desideroso di mostrarmi anche luoghi meno turistici e più autentici, il mio risoluto magiaro mi ha trascinata via a fatica dalla capitale e, caricate le valigie su una 4×4, abbiamo raggiunto la campagna più desolata. Dopo aver assistito a una battuta di caccia nei boschi, visitato una fattoria e partecipato a un raduno ventennale di boyscout ungheresi senza capire una parola, mi è tornato il sorriso quando ho saputo che nel paese vicino, l’accentatissimo Gödöllő, Keanu Reeves stava girando delle scene per il suo nuovo film (’47 Ronin’, una storia di samurai in realtà ambientata in Giappone – link) e due amici del mio ragazzo facevano da stuntmen per le corse a cavallo. Quest’Ungheria non è niente male!

È uno svogliato giovedì mattina, il weekend sembra ancora lontano e la sveglia sul comodino è inesorabile. Il pensiero di un buon caffé mi aiuta a trascinarmi in cucina in pigiama. Sfrego gli occhi ancora annebbiati dal sonno, ma nulla può cambiare l’immagine drammatica a cui mi trovo di fronte: la mia fedelissima moka, che ha fatto caffé dai tempi degli esami all’università, giace sul tavolo smontata e sconsolata, è tutta nera e perde polvere. Improvvisamente lucida, penso subito a una cosa: lavastoviglie. Qualcuno deve averla messa in lavastoviglie e un solo lavaggio può esserle fatale. Il colpevole è presumibilmente una delle mie coinquiline, che non sono italiane e che hanno appena imparato ad usarla. Noto che si sono già dileguate per andare in ufficio. In attesa di fare giustizia, non mi resta che lanciare un S.O.S. online su un forum di casalinghe o chiedere aiuto ad amici e parenti italiani per capire se dovró davvero salutare la mia piccola moka per sempre. Per ora, addio caffé!

Il venerdì al Parlamento Europeo è un giorno pigro per definizione. Gli eurodeputati sono prevalentemente assenti, per lo più rimpatriati per il weekend. Le attività parlamentari si fermano per riprenere il lunedì. Resta al lavoro il numeroso personale, a cui viene peró concesso di vestire casual: assistenti, stagisti, amministratori e addetti ai controlli di sicurezza (in divisa nera). È al lavoro anche lo staff dei vari esercizi commerciali, che rendono questa istituzione un piccolo mondo a sé, racchiuso fra i pavimenti di marmo o moquette e le paretri di vetro dei suoi palazzi: ci sono ristoranti, bar, banche, tabaccherie con edicola (in cui trovo A), un parrucchiere e un piccolo supermercato. Ma è sempre di venerdì, proprio quando l’atmosfera è più rilassata, che qualcosa di strano succede. Ultimamente non sono mancate una rapina a mano armata nella filiale dell’ING, una nell’ufficio postale (ora chiuso) e un tentato suicidio sul tetto all’ora di pranzo. Finalmente è weekend.

Nella regione delle Fiandre, il belga Chris Verschueren ha fritto 1.500 kg di patatine in 83 ore, stabilendo il nuovo record mondiale. Sempre nelle Fiandre, sulla spiaggia di Ostende è stato stabilito il record di hula-hoop, fatto volteggiare da 2.875 persone contemporaneamente per 2 minuti. Nella cittadina di Nivelles, in Vallonia, tre belgi hanno conquistato la gloria producendo il tronchetto di Natale più lungo del mondo: 375 metri. Le due regioni del Belgio condividono ora il record del mondo di mancanza di un governo. Hanno superato l’Iraq, che per risolvere le divergenze fra Sciiti e Sunniti ci ha messo 249 giorni. C’è chi chiede ai politici di restituire gli stipendi e chi alle loro mogli di fare uno sciopero del sesso. Il quotidiano LeSoir ha indetto un concorso: chi indovina fra quanti giorni si formerà il nuovo governo vince una quantità di wafel pari al suo peso. Intanto è bene sapere che sullo stradario di Bruxelles la Via del Governo Provvisorio esite dal 1830…

WordPress.com mi ha gentilmente scritto per rassicurarmi: il mio blog scoppia di salute. Le statistiche dicono che va alla grande! Nel 2010 ha registrato circa 1.500 visite. Il post più letto è Piacere, Catwoman. Non mi resta che ringraziare amici, parenti e tutti i surfers che vi si sono imbattuti. Tornate nel 2011! Continuare questo blog è fra i miei (tanti) buoni propositi…

Healthy blog!

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Cosa farsene di quel vestito mai messo regalatoci dall’ex? Delle scarpe nuove di mezzo numero in meno che sembravano un affare irresistibile al 50%? Del DVD di Zumba comprato con nobili intenzioni subito sparite? Gli articoli finiti nel nostro personale dimenticatoio possono diventare merce preziosa: sono il potenziale di scambio degli Swap Party. Assieme a Misa, una fashionista con molto senso pratico, ne stiamo organizzando uno per le nostre amiche qui a Bruxelles. L’idea è eco-friendly e soprattutto amica del portafogli. Ci si arma di quel che non si usa mai e lo si scambia con qualcosa che ci piace di più: vestiti, scarpe, accessori, libri, DVD e CD. L’appuntamento è a casa mia, che per l’occasione si trasformerà in una grande fitting room con aperitivo annesso. L’approccio depurativo è imperativo: dobbiamo essere pronte a sbarazzarci di ciò di cui non abbiamo mai il coraggio di liberarci pur sapendo che non è adatto a noi. Qualcuna ha già proposto di inserire la categoria fidanzati.

Quando si tratta di uscire la sera, le ragazze inglesi sono maestre di stile. E di successiva caduta. Per le strade di Londra le si vede ondeggiare in equilibrio precario su tacchi di minimo 12 cm. Dio salvi la Regina e i plateaux. Che le scarpe siano décolleté cheap o sandali Jimmy Choo (a metà prezzo nei negozi vintage di Portobello Road), il tacco vertiginoso è d’obbligo per avere un’aria da diva.

Ma quando le ore si fanno piccole e per spostarti da un locale all’altro non puoi permetterti il taxi, i piedi urlano vendetta e arrivano segni di cedimento. Il viso algido e truccato delle inglesi trattiene a stento una smorfia di dolore e le scarpe col tacco penzolano dalle dita di una mano. I piedi nudi vengono trascinati su pavimenti di metro e stazioni. Non solo questa visione farebbe impallidire una casalinga italiana, ma gira voce che analisi effettuate sulla metro di Londra vi abbiano riscontrato la presenza di ratti, funghi e escrementi di ogni tipo. Sarà la solita leggenda ‘metropolitana’?

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