Ogni giorno trovo nella mia cassetta della posta un bigliettino diverso. Non si tratta della trovata neoromantica di un corteggiatore, anche se sempre di uomo si tratta. Anzi, di più d’uno: a proporsi con questo volantinaggio sono sedicenti chiaroveggenti, astrologi e medium. Tutto il vicinato è bersagliato dai loro foglietti colorati. La concorrenza è notevole e gli annunci vogliono essere convincenti: Fabrice vanta consulenze in Francia nel mondo dell’arte e della politica, nonché una tariffa per il Belgio di soli 35€. Monsieur Dembo raccomanda di portare 2 candele e assicura risultati in 4 giorni. Il Professor Mohamed promuove un servizio per corrispondenza, se si allegano busta e francobollo. Fafode è specializzato in affari di cuore e garantisce efficacia anche “nei casi più disperati”. Tanto interesse nel voler sistemare la mia vita è apprezzabile. Nell’imbarazzo della scelta decido di continuare a raccogliere questi foglietti e metterli da parte. Per riciclarli e farne un variopinto bloc-notes.
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Nel Parlamento Europeo, per chi ha poco tempo per la pausa pranzo ma un’insofferenza per i sandwich, c’è un’oasi felice: la mensa. Il servizio è veloce e il rapporto qualità-prezzo è ottimo. Offre un ampio menù, a cui si aggiungono salad bar e vetrine di frutta e dolci. Nell’ardua impresa di rispettare la parità di diritti anche a tavola e accontentare i palati internazionali, lo chef propone a rotazione piatti tipici dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea. È il turno di Cipro e delle sue specialità. Mentre sono in fila, sento alle mie spalle dei commenti sulla zuppa di riso cipriota: « sembra la pappa del gatto ». Ad esprimere il proprio giudizio in materia è Iva Zanicchi, eletta per la seconda volta europarlamentare col Pdl. Accompagnata da giovani assistenti, indossa occhialoni scuri e una borsa (bellissima) di Braccialini. A ben guardare, qualcosa in comune ce l’abbiamo: l’origine emiliana, sinonimo di salde tradizioni culinarie. Non ho potuto dubitare, e la zuppa non l’ho presa.
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Andare dal parrucchiere all’estero è una questione delicata. Nessuna delle mie amiche a Bruxelles l’affronta con serenità. Quando un’impavida varca la soglia di un ignoto salone, spinta dalla ricrescita o da doppie punte che non possono più aspettare, si attende l’esito con trepidazione. La voce fa presto a circolare e i coiffeurs deludenti finiscono su una sorta di lista nera: “quello fa le mèches come strisce pedonali”, “quello è carissimo”, “quell’altro mi ha fatto un taglio che sembravo Harry Potter”. La fiducia è un ingrediente essenziale nel rapporto fra parrucchiere e cliente, e una volta guadagnata il passo verso la fidelizzazione è breve. Se ti sa ascoltare e cerca di interpretare anche i tuoi desideri più confusi (soprattutto se espressi in un francese stentato), ti piacerà e riuscirai a perdonargli anche quel trattamento “miracoloso” che ti propina per gonfiare il conto. Il parrucchiere dietro casa mia ancora non lo sa, ma col mio nuovo taglio ha guadagnato 3 nuove clienti.
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Caro Blog,
AUGURI! La nostra relazione ha già varcato la soglia di 1 mese! Ogni giorno ricevi delle visite e c’e’ da esserne ben contenti.
No panic, questo è il primo e ultimo mesiversario che festeggiamo: non perché stia meditando di mollarti proprio ora, ma perché limiterò sdolcinatezze di questo tipo in futuro. Grazie ai visitatori per non essersi ancora (del tutto) annoiati!

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Il mio viaggio in Eurostar mi porta via da Bruxelles per una breve parentesi londinese. La prima sera mi lascio trasportare dal consueto fascino Covent Garden. Di giorno qui puoi fare acquisti originali, di notte incontri interessanti. Con amici e una birra in mano, passeggio nell’atmosfera dolce di una notte estiva e seguo la musica nell’aria. Viene dall’angolo di fronte alla celebre Opera House: un ragazzo con chitarra e microfono è nel pieno della sua performance. I buskers, gli artisti di strada, sono un esercito di 400 a Londra, dove hanno spazi appositi per esibirsi nelle metro e nelle strade. Il busking è una vera professione e per esibirsi serve una licenza rilasciata dal comune, previo superamento di un’audizione e del controllo della fedina penale. Il nostro busker è un bel tipo con cappellino trendy, sguardo sexy e un piglio da cantante navigato. La custodia della chitarra è piena di sterline e la folla è fitta, a conferma del suo successo. Le canzoni sono pezzi famosi e ci mettiamo a cantare anche noi, quando un mix Battisti-DeGregori-Negramaro ci svela le sue origini. Si chiama Luca e ha un suo sito web, come leggo sul suo biglietto da visita, in bella vista sul marciapiede.
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Sono emozionata come prima di una gita scolastica. Parto per Londra con l’Eurostar, il famoso treno ad alta velocità che la collega a Bruxelles passando sotto la Manica. Tempo di percorrenza: solo 2 ore, senza contare l’ora in meno di fuso orario. L’idea di trovarmi sparata a gran velocità in un tunnel buio circondato da migliaia di metri cubi d’acqua non mi mette proprio a mio agio. Confido nelle distrazioni che si possono trovare sul treno. Metto in atto la strategia di salire in 1a classe, far manbassa di riviste e sgattaiolare in 2a. Il mio tentativo fallisce miseramente per la presenza del controllore e prendo posto nel mio comodo sedile grigio topo. Il tipo alla mia destra russa di gusto, la signora alla mia sinistra legge l’ennesimo articolo sull’influenza suina. Nel mio giro esplorativo fino al vagone ristorante trovo finalmente la compagnia giusta: un gruppo di tifosi del Chelsea, che per prepararsi alla partita hanno acquistato tutte le birre di cui il bar disponeva e cantano inni a squarciagola.
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A Bruxelles si parlano 3 lingue ufficiali: francese, nederlandese e tedesco (in quest’ordine). Fra non molto credo subentrerà anche l’italiano, rubando la medaglia di bronzo al tedesco, visto l’incalcolabile numero di connazionali che incontro ogni giorno. Negli ambienti di lavoro internazionali vince invece l’inglese, così come a casa mia, popolata da un bellissimo mix di nazionalità. Nel mezzo di questa Babele, perché mai complicarsi la vita con un corso di spagnolo? E come riuscirci senza perdersi in un guazzabuglio di parole nuove? Lo spagnolo mi piace, è una lingua caliente, e potrei far pratica nei ristoranti spagnoli che pullulano in città: “sangria, por favor”! Il destino mi viene incontro, proprio mentre cammino per strada: “SCUOLA DI LINGUE”, leggo. “Metodo di AUTOIPNOSI”. Lo slogan dice che se ti autoipnotizzi puoi aumentare del 100% la tua capacità di memoria. Già mi ci vedo, a fissare ipnotizzata il mio piatto di paella. Dopo una sola cena, però, avrò impato a memoria tutto il menù.
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3,50€, 1 lavaggio breve a 40°C: 40 minuti di attesa. La lavanderia a gettoni, unica risorsa per molti abitanti di Bruxelles, in cui avere la lavatrice in casa non è per nulla scontato come per la famiglia italiana media, è anche un casuale luogo di incontro della domenica pomeriggio. Seduti, quasi ipnotizzati, di fronte al groviglio dei propri vestiti in centrifuga, in attesa di infilare tutto in quell’unica asciugatrice ancora libera, si può incontrare gente di ogni tipo: la mamma turca che districa bavaglini e kefie, l’africano ancora in ciabatte e pigiama (forse l’unico abito rimasto nell’armadio), lo studente che flirta con una compagna di laundrette, la trentenne che legge Simenon sulla panchina accanto al distributore di detersivi monodose, qualche amico che inganna l’attesa con un Kebab in mano. A ben guardare c’è qualcos’altro che ci accomuna, oltre al regolare appuntamento con le lavatrici a gettoni. Uno stesso feticcio globalizzato, che ci fa assomigliare vagamente a una scalcagnata squadra sportiva: la borsa blu dell’Ikea, riciclata all’occasione per un uso altrettanto nobile.
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